“Crisi d’identità”, due parole sull’ebook di Kalamun

Dalla copertina di Crisi d'identità
Dalla copertina di "Crisi d'identità", edito da Zandegù

Scrivo questo post per due ragioni.

Sogno di occupare l’appartamento parigino di Roberto da tempo, ma in realtà non siamo amici, raramente faccio gli auguri di compleanno su Facebook, io lo seguo e bon (e sono fuori dai giochi, non ho le carte in regola per partecipare): devo, però, arrivare a grattare la testa di Rodrigo e portargli una foto della mia Gigi.

Gigi

Agevolo foto di Gigi, visibilmente scocciata. Stava dormendo, ma volevo tutta la sua attenzione

E poi facciamo lo stesso mestiere, con la differenza che lui vive in un posto figo come Parigi e io nella bassa Padana, ma le dinamiche sono pressapoco quelle: disegno identità visiva, lavoro per altri freelance o piccole aziende e li seguo in tutto il percorso che va dalla creazione della propria comunicazione visiva fino alla pubblicazione del loro sito, passando da biglietto da visita, brochure, ecc.

Ecco perché non potevo esimermi dal leggere il suo Crisi d’identità

Sì, sono curiosa come una scimmia. Mi piace capire come lavorano gli altri per arrivare a migliorare quello che faccio io, per raccontarlo meglio e in maniera sempre più efficace.

Questo è uno dei casi in cui c’è un confronto, seppur indiretto, con un collega, si studia con curiosità come e cosa racconta del suo lavoro a chi non ha le medesime competenze, ma vuole imparare ad orientarsi in un mondo complesso quale è quello della grafica.

Cito, dall’ebook:

Per i grafici è molto importante osservare, analizzare il lavoro degli altri, prendere ispirazione, copiare, raccogliere stimoli molto diversi tra loro, capire l’essenza dei differenti stili, anche di quelli che non piacciono loro e, infine, saper buttare via tutto quando non si è soddisfatti del risultato, avendo il coraggio di ricominciare daccapo un lavoro.

La curiosità e la voglia di guardarsi intorno sono una prerogativa fondamentale per fare questo mestiere; la capacità di copiare ciò che c’è di buono intorno a noi e saperlo interpretare e applicare a un nuovo contesto fa di un grafico un bravo grafico.

I grafici […] devono rinunciare alla loro personalità, al loro gusto, al loro stile. Devono capire quale tipo di comunicazione è la più adatta e devono saperla applicare al progetto su cui stanno lavorando.

Partendo da queste premesse, Roberto delinea tutti gli aspetti che stanno alla base del mestiere di grafico, in maniera molto chiara.
Svela molti aspetti pratici e utili, parla di allineamenti, di colore, di margini, di posizionamento, di allineamento.

Ci parla di regole, ma ci dice anche che l’istinto e il gusto estetico spesso sono la chiave per la buona riuscita di un lavoro: rompere gli schemi per ottenere un’identità visiva riconoscibile e coerente.

Con questo vi ho svelato la fine del libro, non ho resistito; resta comunque da leggere, è una guida ben fatta e utile a porre le basi della propria comunicazione grafica.

E se poi deciderete di rivolgervi a un professionista e di non fare da soli, avrete costruito un ponte per un dialogo migliore.

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